giovedì 22 dicembre 2016

IL VECCHIO CINEMA DI PAESE

Ogni piccolo paese di provincia negli anni Sessanta e Settanta aveva il proprio cinema, luogo di ritrovo di giovani e bambini, ma anche sede per recite e incontri pubblici.
Anche Codognè aveva dunque in piazza il proprio cinema, accanto al quale si trovava un piccolo bar, denominato bar ENAL, che divenne in seguito sede delle ACLI. 
 
La stagione d'oro dei cinema di paese si situa negli anni in cui la televisione non era ancora diffusa in tutte le case e uscire per andare al cinema era molto più comune che al giorno d'oggi. 
 
I film di maggiore successo erano quelli di Sergio Leone (a sentire certe persone sembra anzi che una volta al cinema proiettassero solamente film western!), ma avevano enorme successo anche i film di Franco e Ciccio che imitavano le grandi produzioni. 
 
Se Leone dirigeva “Per un pugno di dollari”, il duo comico rispondeva con “Per un pugno nell'occhio”, a “Il buono, il brutto, il cattivo” ribattevano con “Il bello, il brutto, il cretino” oppure con le parodie dei film stranieri come “Le spie venute dal semifreddo” o “002 agenti segretissimi”. Erano gli anni in cui la Disney produceva “Herbie il maggiolino tutto matto” o veniva riproposto “Via col vento”.

Negli anni Ottanta il cinema veniva usato raramente e per lo più per recite e proiezioni speciali per le scuole, infine venne chiuso. Pochi anni fa una troupe cinematografica usò il cinema di Codognè per girare alcune scene di un film e riportò la facciata agli splendori dell'epoca d'oro, come si può vedere dalla foto qui pubblicata.
Per una sera il cinema di Codognè è stato nuovamente un luogo di ritrovo e curiosità per tutti.

Una scena del film girato nel 2010
[Testo a cura della Commissione Comunale per le Attività Culturali, anno 2013]

GLI ASILI PARROCCHIALI

In passato nel comune di Codognè erano presenti tre asili, luoghi di ritrovo non solo dei bambini, ma anche delle mamme e nonne che li accompagnavano: l'asilo storico vicino alla chiesa arcipretale, dove ha sede tutt'ora la scuola d'infanzia, quello di borgo municipio e l'asilo che serviva Cimetta e Cimavilla e che si trovava in via Asilo.

Il primo è quello più famoso proprio in virtù del fatto che è ancora oggi in funzione. L'edificio è stato quasi interamente ristrutturato verso la fine degli anni Ottanta, ma sono stati conservati i muri esterni, come si può facilmente dedurre dalla foto.

In borgo municipio era presente un altro asilo, gestito dalle suore che vivevano presso l'asilo di borgo chiesa e che ogni mattina attraversavano il paese per lavorare. L'asilo di borgo municipio si trovava di fronte a villa Toderini nello spazio che è ora occupato dalla sede di una banca. Ciò che colpisce di più è però il fatto che l'edificio precedente era una bellissima adiacenza della villa e come tale ne rispecchiava l'architettura. Per molti anni l'edificio venne adibito ad asilo, dove alle sette del mattino i bambini che frequentavano le scuole elementari andavano anche a catechismo. Poi, con il diminuire del numero dei bambini, la sede dell'asilo rimase per tutti quella in borgo chiesa. Per alcuni anni l'edificio davanti alla villa venne utilizzato come sede per una banca, poi si decise di abbatterlo per far posto a una costruzione moderna che possiamo ancora oggi vedere.

L'asilo di Cimetta e Cimavilla, lungo la Cadoremare, è oggi un edificio in parte crollato per lo stato di abbandono e interamente ricoperto dalla vegetazione che lo nasconde agli occhi di chi passa. Forse, se non fosse per il nome della strada in cui si trova, Via Asilo, non si potrebbe sospettare che proprio lì avesse sede la scuola d'infanzia delle due frazioni. Oggi la sede dell'asilo si trova a Cimetta. 

[Testo a cura della Commissione Comunale per le Attività Culturali, anno 2013] 

GLI ORATORI

A Codognè e nelle varie parrocchie erano presenti gli oratori, luoghi di aggregazione che favorivano le sani relazioni e aiutavano ad educare alla vita oltre che alla fede. Si ponevano come ponte fra la famiglia e la Chiesa dove i giovani di qualunque età giocavano scoprendo le qualità migliori di un ambiente composto di ragazzi e animatori all’insegna di: allegria, generosità e solidarietà. 

L'Oratorio veniva aperto ogni giorno di festa e alcuni giorni della settimana anche al pomeriggio. Ad un certo orario i ragazzi, al suono di una campanella, venivano suddivisi e raccolti in varie scuole di Catechismo dove venivano spiegati loro i fondamenti della religione cristiana. Dopo il catechismo si riprendevano i giochi e poi in un cortile antistante ogni tanto il parroco dispensava caramelle, giuggiole, gelati... 

Fino agli anni ’70 nel centro del paese si poteva andare anche al cinema e a Cimetta di fronte alla chiesa si assisteva a recite nel teatro tutt’oggi funzionante. 

L’oratorio fungeva pure da laboratorio. Infatti le ragazze si dedicavano per lo più a lavori prettamente femminili come il cucito e il ricamo mentre i ragazzi si sbizzarrivano in occupazioni diverse secondo le proprie capacità dalla pittura a piccoli oggetti di falegnameria. Alcuni di questi lavori sono conservati gelosamente fino ad oggi, nelle case si trovano anche appesi come fossero quadri di pregio e se ognuno di noi aprisse il cassetto della memoria si ritroverebbe qualche “capolavoro ” del genere. 

Finite le attività si giocava a calcio, nascondino e palla capitano.. quando pioveva o faceva freddo dentro nel salone parrocchiale si svolgevano animate sfide a calcetto balilla e ping pong. Venivano organizzati gruppi di canto, nel repertorio i motivi della Grande Guerra degli Alpini per poi arrivare negli anni più recenti con le colonne sonore dei cantautori Battisti, De Andrè… 

Particolarmente vivace è il periodo estivo, durante il quale si propongono vacanze, (chiamati spesso campi estivi o campi scuola) e vengono organizzati periodi di animazione e di giochi, chiamati GREST (GRuppo ESTivo o Gruppi Ricreativi ESTivi).

[Testo a cura della Commissione Comunale per le Attività Culturali, anno 2013]

I PIONIERI DI "NEW ITALY". UNA STORIA DI MIGRAZIONE

 

Giovedì 7 giugno 2012 l’Associazione Trevisani nel Mondo, sezione di Codognè, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, ha incontrato Rita Doran Jacobs e suo figlio Jim, (accompagnato dalla moglie Denise), residenti in Australia, ma giunti a Codognè alla ricerca delle proprie origini familiari.

Rita è la pronipote di Antonio Bazzo e Teresa Maria Buoro, contadini di Codognè, documentati nella frazione di Roverbasso, che nel lontano 1880 salparono verso la Nuova Guinea (a nord dell’Australia) con la speranza nel cuore di riscattare le loro vite ed il futuro dei loro figli. L’intera famiglia Bazzo, infatti, aderì al progetto di colonizzazione nato dalla follia del francese Charles Bonaventure du Breil, Marchese di Rays, e come loro altre famiglie di Codognè e dei Comuni limitrofi. Sfortunatamente, si trattò di una tra le spedizioni più tragiche della storia della migrazione italiana.




Il Marchese di Rays è noto per aver organizzato numerose spedizioni finalizzate a colonizzare vari territori del Pacifico, nell’attuale area della Papua Nuova Guinea; tutte dagli esiti disastrosi. Facendo leva sulle speranze e sull’immaginario della povera gente di tutta Europa, egli promosse le false aspettative di grandi possedimenti assegnati ai meno abbienti, di abbondanti e frequenti raccolti, delle ottime condizioni di vita che quei paradisi così lontani avrebbero permesso. Tuttavia, egli stesso non aveva mai visitato quella parte del mondo: tutto era frutto della sua fervida fantasia e di letture parziali e approssimative di lacunosi diari di viaggio. Purtroppo, quei territori si caratterizzavano per condizioni climatiche pessime, che favorivano il diffondersi della malaria; la vegetazione era impenetrabile e le piogge tropicali rendevano i terreni non coltivabili; la presenza di indigeni che praticavano il rito del cannibalismo non favoriva certo l’opera di colonizzazione.

I Governi di Francia e Italia non approvarono mai questi progetti, vi si opposero con ogni mezzo, ma l’astuta campagna pubblicitaria montata ad arte dal Marchese e il così generato seguito di povera gente che aveva già provveduto a liquidare tutti i propri beni per pagare la quota del viaggio, così che tornare sui propri passi era impossibile, gli resero davvero semplice organizzare ben 4 catastrofiche spedizioni, salpate per la maggior parte da Barcellona, alle quali aderirono diverse famiglie di Codognè.

Il 9 luglio 1880, 340 veneti, tra cui la famiglia Bazzo, si imbarcarono sul vascello “India” diretti nell’attuale Nuova Guinea per fondare il paradiso che si sarebbe dovuto chiamare “Nuova Francia”, iniziando così la loro sventura. A bordo le scorte alimentari e i medicinali erano insufficienti; già nella fase della navigazione si registrarono le prime vittime. Arrivarono stremati a destinazione il 14 ottobre 1880, ma alla vista di quelle avversità, le loro speranze si infransero e iniziò una nuova e dura lotta per la sopravvivenza. Dopo le continue epidemie e le morti, duecento deboli superstiti, mossi dalla forza della disperazione, si opposero al comandante obbligandolo a far salpare la nave “India” verso un territorio più salubre. Nel frattempo, la notizia delle loro difficoltà fu comunicata al Governo Australiano che intercettò la nave traendoli in salvo a bordo della “James Paterson” diretta a Sydney, dove giunsero l’8 aprile 1881. Accolti e nutriti, poterono così riscattare le loro esistenze. Cominciarono ad acquistare dei terreni lungo il fiume Richmond, fondando una prima piccola comunità di veneti che nei 5 anni successivi divenne una grande e prosperosa colonia denominata “New Italy”. A breve, la foresta intorno si trasformò in lussureggianti frutteti, campi ben coltivati e soprattutto vigneti, le cui barbatelle erano state sin lì trasportate dall’Italia e tenacemente conservate nonostante tutte le avversità subite. Ben presto, gli italiani si distinsero nella produzione di vino e nella coltura del gelso e dei bacchi da seta. Il ruolo delle donne venete fu altresì prezioso per “New Italy”: esse vengono tutt’ora ricordate come coloro che hanno reso possibile il successo della colonia con la loro fedeltà, la loro collaborazione continua, la loro tenacia e soprattutto il loro amore.

Documenti dell’epoca attestano che la Famiglia Bazzo abitò a “New Italy”, eccetto una figlia, Caterina, perché deceduta durante lo sfortunato viaggio in nave verso la Nuova Guinea. Oggi “New Italy” è divenuto un sito museale e documentaristico importantissimo per la storia della popolazione italiana in Australia, grazie anche alle numerose attività di ricerca e di diffusione della memoria storica che qui vengono promosse.


[Testo: Lisa Tommasella ]